il greco a venezia

 

NORME REDAZIONALI PER LA TESI DI LAUREA IN LETTERATURA E FILOLOGIA GRECA

Scheda a cura di Marta Cardin

 

 

 

PROLOGO IN OLIMPO (PER GRECISTI).

 

Si presentano di seguito le norme da osservare nella redazione della tesi in Filologia e Letteratura greca. Appurato che non c’è lavoro perfetto al di fuori dell’edizione di Callimaco di R. Pfeiffer (così ci vien detto), noi alla perfezione, da bravi filologi, tendiamo ugualmente: specchio di questo intento sarà una rigorosa e coerente costruzione dell’apparato formale del nostro scritto. Per quanto attenersi a queste regole possa costare un iniziale smarrimento e una certa fatica, è attività che ripaga abbondantemente lo sforzo richiesto e agevola la preparazione della tesi (perciò coraggio!).

Gli usi degli studiosi differiscono non poco; ci si atterrà qui alle abitudini seguite sinora dai laureandi in Greco in questo Dipartimento. Si tratta, data la materia, di indicazioni necessariamente schematiche, che privilegiano gli esempi (evidenziati in rosso), valendo questi più di ogni dettagliata spiegazione. La suddivisione in paragrafi faciliterà l’individuazione dei contenuti.

Buon lavoro!

 

 

1. Citazioni.

 

1.1 Citazioni di autori antichi.

 

Parole e brani citati in lingua greca non necessitano di virgolette, essendo il carattere greco immediatamente identificabile.

Il nome dell’autore va sempre in carattere tondo, quello dell’opera citata in corsivo. Se si citano per esteso, andranno entrambi in lingua italiana, separati da virgola (p. es. Omero, Iliade 12.136); se si adotta la forma abbreviata (ed è il modo più usuale), vanno espressi in latino con abbreviazioni puntate quanto più perspicue (in tal caso la virgola non è più necessaria), p. es. Hom. Il. 12.136. Fungono da modello per le abbreviazioni quelle dell’indice del dizionario inglese A Greek English Lexicon, compilato da H.G. Liddell, R. Scott e H.S. Jones, che sono tuttavia troppo sintetiche. Quindi le abbreviazioni A. Ar. Arist. Aeschin. A.R. Apollod. rispettivamente per Eschilo, Aristofane, Aristotele, Eschine, Apollonio Rodio e Apollodoro andranno estese in Aeschyl., Aristoph., Aristot., Aeschin., Apoll. Rhod. e Apollod. etc. (anche se la successiva indicazione dell’opera aiuta a discriminare, si eviterà così ogni possibile confusione).

Laddove sia nota un’unica opera di un determinato autore, la semplice indicazione del suo nome è sufficiente (p. es. per la Periegesi di Pausania basta il semplice Paus.).

Nel caso in cui si elenchino autori diversi si deve rispettare, per quanto sia possibile accertarlo, l’ordine cronologico, come nel seguente esempio dove si elencano passi di autori greci relativi al dono del fuoco da parte di Prometeo: Hes. Theog. 565-567; Op. 49-52; Aeschyl. Prom. 109-111; Plat. Prot. 321c-e; Diod. Sic. 5.67.2; Luc. Dial. deor. 5.1; Prom. 5. Si può invece adottare un ordine diverso qualora si voglia sottolineare un autore in particolare, il più importante tra quelli citati; in tal caso sarebbe comunque bene segnalare le proprie preferenze mediante le locuzioni: ‘vd. in partic.’, per sottolineare una testimonianza importante; ‘cf. anche’, per indicare una testimonianza riportata per amor di completezza ma non indispensabile.

È necessario a questo proposito fare attenzione alla distinzione tra cf. e vd. (‘confronta’, ‘vedi’), frequentemente impiegate in nota per rinviare ad autori che hanno trattato un determinato argomento (questo vale tanto per la citazione di autori antichi, quanto per i contributi di studiosi moderni). Mentre cf. ha carattere più generico e segnala al lettore la presenza di passi antichi (o luoghi di studi moderni) consultabili su una determinata questione, vd. rimanda invece in modo mirato a un determinato passo antico o a un contributo specifico su un dato problema.

 

1.1.1 Indicazioni numeriche.

 

Per le varie indicazioni numeriche (di libri, canti/odi/inni, capitoli, paragrafi, frammenti, righi e versi) si impiegano le cifre arabe; le cifre romane sono riservate alle opere moderne in più volumi (p. es. le edizioni di scolî, per cui vd. infra.

L’uso della punteggiatura nelle indicazioni numeriche è il seguente:

-               punto: separa le diverse componenti in ordine gerarchico, p. es. il verso 10 del canto 8 dell’Odissea di Omero va citato così: Hom. Od. 8.10 (che potrete anche trovare citato q 10, secondo l’uso invalso negli studi omerici o epici di indicare i canti dell’Iliade con le lettere maiuscole dell’alfabeto, quelli dell’Odissea con le minuscole, per cui l’ottavo canto dei due poemi sarà rispettivamente Q e q) [dopo il punto niente spazio];

-               virgola: separa elementi appartenenti allo stesso contesto, p. es. due versi dello stesso canto (i versi 10 e 66 del canto 8 dell’Odissea = Hom. Od. 8.10, 66), oppure due paragrafi dello stesso capitolo (i paragrafi 2 e 3 del capitolo 15 del libro 1 delle Storie di Tucidide: Thuc. 1.15.2, 3) [dopo la virgola spazio];

-               punto e virgola: divide gli elementi al primo posto in ordine gerarchico (libri, canti/odi/inni, frammenti), appartenenti alla stessa opera o ad opere diverse; p. es. odi diverse delle Pitiche di Pindaro (i versi 45 e 60 rispettivamente delle Pitiche 3 e 4 = Pind. Pyth. 3.45; 4.60) o odi di raccolte diverse  (il verso 5 della Pitica 5 e il verso 5 dell’ Istmica 1 = Pind. Pyth. 5.5; Isth. 1.5);

-               trattino: è posto tra gli estremi che definiscono una porzione di testo, p. es. Pind. Ol. 4.20-30 indica i versi dal 20 al 30 della quarta Olimpica di Pindaro.

L’abbreviazione s. (ss. al plurale) indica p. es. il verso ‘seguente’ (i versi ‘seguenti’) a quello citato; p. es. per indicare i versi 484 e 485 del canto 2 dell’Iliade si può dire: Hom. Il. 2.484s.; i versi seguenti al 484: Hom. Il. 2.484ss. (è comunque sempre preferibile menzionare esattamente il luogo testuale cui si fa riferimento, indicandone gli esatti estremi) [tra il numero e s. niente spazio].

 

1.1.2 Come citare opere in prosa e in poesia tradite integralmente.

 

Aeschyl. Ag. 140

Valgono le indicazioni sopra esposte. Non è necessario indicare l’editore moderno del testo, a meno che non si faccia riferimento a un’edizione particolare (per età o per lezioni). Per esempio se si considera la lezione adottata da M.L. West nella sua recente edizione dell’Agamennone di Eschilo al v. 140, dove introduce  JEkavta in luogo di aJ kalaŸ tradito dai manoscritti e accolto dagli altri editori, si deve indicare correttamente: Aeschyl. Ag. 140 West (aJ kalaŸ codd.).

 

1.1.3 Opere frammentarie.

 

Hes. fr. 204 M.-W.

Al nome dell’autore, abbreviato, seguono l’indicazione fr. (‘frammento’, frr. al plurale), il numero identificativo del frammento e il cognome dell’editore, solitamente abbreviato (nel caso di più editori i cognomi vanno separati da un trattino). Nell’esempio sopra riportato si cita il frammento 204 di Esiodo, edito nella raccolta di frammenti esiodei curata da R. Merkelbach e M.L. West.

 

Cypr. fr. 4 D. (= fr. 4 B. = fr. 5 W.)

Nel caso in cui vi siano più edizioni correntemente in uso e si procede a un’analisi filologica, è bene indicare accanto all’edizione preferita anche l’equivalenza (=) con le altre edizioni, se sono recenti o tuttora importanti. Nell’esempio è riportata la numerazione di un frammento del poema epico Cypria, il 4 nella edizione di M. Davies, corrispondente al numero 4 e al numero 5 rispettivamente nelle edizioni di A. Bernabé e M.L. West.

 

Hes. fr. 196 M.-W. (P. Berol. 9739 col. I)

Si può anche indicare la fonte del frammento, tramite equivalenza o tra parentesi tonde; sopra si mostra che il frammento numero 196 di Esiodo è tradito nella prima colonna del papiro di Berlino numero 9739 (le colonne dei papiri si citano abitualmente impiegando le cifre romane).

 

Riguardo alla citazione dei papiri, queste alcune delle sigle che si trovano più di frequente:

P. Berol. = Papiro di Berlino.

P. Hercul. = Papiro di Ercolano.

P.Oxy. = Papiro di Ossirinco.

P.S.I. = Papiro della Società italiana per la ricerca dei papiri greci e latini in Egitto.

 

Vi sono raccolte di testi di uso frequentissimo, che riuniscono componimenti spesso frammentari di autori appartenenti allo stesso genere, e che per consuetudine vengono indicate con sigle prese dal titolo, non dal cognome degli editori (per alcune vige in realtà un doppio uso). Di seguito la lista delle principali, accompagnata da esempi di citazione.

 

PMG = Poetae melici Graeci, ed. D.L. Page, Oxford 1962.

Stesich. PMG 192 oppure Stesich. fr. 192 P.

 

SLG = Supplementum lyricis Graecis, ed. D.L. Page, Oxford 1974.

Stesich. SLG 7 oppure Stesich. fr. S 7 P.

L’indicazione S sta per Supplementum. Per Alcmane, Stesicoro e Ibico l'edizione di D.L. Page è ormai sostituita da quella di seguito indicata di M. Davies.

 

PMGF = Poetarum melicorum Graecorum fragmenta I, post D.L. Page ed. M. Davies, Oxford 1991.

Stesich. PMGF  S 148 oppure Stesich. fr. S 148 D.

Stesich. PMGF 222b oppure Stesich. fr. 222b D.

 

IEG = Iambi et elegi Graeci ante Alexandrum cantati I. Archilocus, Hipponax, Theognidea II. Callinus, Mimnermus, Semonides, Solon, Tyrtaeus, minora adespota, ed. M.L. West, Oxford 19892, 19922.

Archil. IEG 13 oppure Archil. fr. 13 W.

 

TGF = Tragicorum Graecorum fragmenta, ed. A. Nauck, Lipsiae 18892.

Aeschyl. TGF 1 oppure Aeschyl fr. 1 N.

 

TrGF = Tragicorum Graecorum fragmenta I. Testimonia et fragmenta tragicorum minorum, ed. B. Snell (editio correctior et addendis aucta cur. R. Kannicht), Göttingen 19862; II. Fragmenta adespota, ed. R. Kannicht – B. Snell, Göttingen 1981; III. Aeschylus, ed. S. Radt, Göttingen 1985; IV. Sophocles, ed. S. Radt (F 730a-g ed. R. Kannicht), Göttingen 1977; V. Euripides, ed. R. Kannicht, Göttingen 2004.

Soph. TrGF  314 oppure Soph. fr. 314 R.

 

PCG = Poetae comici Graeci, II, III.2, IV, VI, VII, VIII, ed. R. Kassel – C. Austin, Berlin-New York 1983-1996.

Crat. PCG 143 oppure Crat. fr. 143 K.-A.

 

CEG = Carmina epigraphica Graeca I. Saeculorum VIII-V a.Chr.n., ed. P.A. Hansen, Berlin-New York 1983; II. Saeculi IV a.Chr.n., ed. P.A. Hansen, Berlin-New York 1989.

CEG 136

Indica l’epigramma numero 136 della raccolta curata da P.A. Hansen; dal momento che il secondo volume continua la numerazione del precedente, non è necessario indicare di quale dei due volumi si tratti (si trovano comunque distinti a volte con le sigle CEG1 e CEG2).

 

FGE = Further Greek Epigrams. Epigrams before A.D. 50 from the Greek Anthology and Other Sources, not included in Hellenistic Epigrams or in the Garland of Philip, ed. D.L. Page, Cambridge 1981.

Plat. FEG 1 oppure Plat. epigr. 1 P.

 

FGH = Fragmenta Historicorum Graecorum, I-V, ed. C. et Th. Müller, Parisii 1841-1885.

Prisc. FGH IV 292

IV fa riferimento al quarto volume della raccolta, 292 al numero del frammento.

 

FGrHist = F. Jacoby, Die Fragmente der griechischen Historiker, Berlin-Leiden 1923-.

Hecat. FGrHist 1 F 2

Hellan. FGrHist 4 F 85

Per citare i frammenti degli storici greci raccolti da F. Jacoby si riportano in successione: nome dell’autore (in latino, abbreviato), sigla FGrHist, numero identificativo dello storico (Ecateo è il numero uno, quindi 1; Ellanico il quarto, quindi 4), F di ‘Fragment’, numero del frammento considerato. In genere si fa riferimento a questa raccolta, citando Müller solo nel caso di storici non presenti in Jacoby.

 

1.1.4 Scolî e commenti antichi.

 

schol. Eur. Or. 932, I p. 189s. Schwartz

Si riportano nell’ordine, a seguito dell’indicazione schol. (‘scholium’, scholl. al plurale): autore, opera e luogo del testo commentato; volume, pagina ed editore degli scolî (l’indicazione del volume va ovviamente posta solo nel caso in cui l’edizione moderna degli scoli sia in più volumi; si possono indicare accanto alla pagina anche i righi occupati dallo scolio). È esemplificata la citazione dello scolio al verso 932 dell’Oreste di Euripide, contenuto nel primo dei due volumi degli scolî ad Euripide editi da E. Schwartz.

 

Eustath. in Hom. Il. 14.404, III p. 670, 4-9 van der Valk

I commenti antichi a un testo sono identificati dalla preposizione latina in; caso più frequente è quello del commento all’Iliade di Omero scritto dal dotto bizantino Eustazio: nell’esempio è indicato il commento al verso 404 del libro XIV, collocato alla pagina 670 (righi dal 4 al 9) del terzo volume dell’edizione curata da M. van der Valk.

 

1.1.5 Lessici.

 

Etym. Gud. s.v. hjoi'ai, col. 246, 23-25 Sturz

I lessici antichi sono citati riportando il loro nome (dell’autore se è noto, altrimenti solo dell’opera), la voce lessicalizzata introdotta da s.v., sub voce, e l’indicazione della sua posizione nell’edizione moderna del lessico. Nell’esempio la voce hjoi'ai del lessico bizantino Etymologicum Gudianum è riportata con l’indicazione del posto che occupa nell’edizione di F.W. Sturz, in termini qui di colonne (col., coll.) e righi.

 

1.2 Citazione di autori moderni.

 

Brani citati in modo letterale vanno posti tra virgolette a sergente («…»); se in lingua latina, vanno in corsivo.

In corpo al testo, solitamente si fa riferimento solo al nome dello studioso, di cui si riportano in carattere tondo l’iniziale del nome seguita dal cognome (A. Severyns; Albert Severyns solo se lo introduce nel testo in modo più diffuso, citandone una tesi). L’indicazione dell’opera si riserva al rimando in nota, ma se necessario va in corsivo, se si tratta di una monografia, in tondo tra apici (‘…’), nel caso di un articolo o di un breve scritto ospitato in un volume miscellaneo. Una breve notazione stilistica: nel rimando ai vari studiosi, sarebbe bene evidenziare la loro collocazione cronologica (più o meno vicina) impiegando tempi verbali diversi (passato prossimo, passato remoto, presente), in modo da conferire un certo spessore storico al ragionamento.

Nelle note a pie’ di pagina, il rimando allo scritto di uno studioso avviene di preferenza in modo abbreviato, secondo l’uso anglosassone: una sigla formata dal cognome dell’autore e dall’anno di pubblicazione del suo contributo, seguita all’occorrenza da virgola e dall’indicazione delle pagine cui si intende far riferimento (la sigla rimanda automaticamente alla bibliografia finale, dove vengono esplicitati tutti i riferimenti). Di seguito alcuni esempi.

 

Severyns 1928, p. 266

Si riferisce alla pagina 66 di un testo di A. Severyns edito nel 1928 (= Le cycle épique dans l’école d’Aristarque, Liège 1928).

 

West 1978a, p. 10

West 1978b, p. 15

Nel caso in cui si debbano citare lavori di un medesimo studioso pubblicati nello stesso anno, si impiegano le lettere dell’alfabeto per distinguere i diversi contributi; nell’esempio, West 1978a indica il libro Hesiod. Works and Days, edito a Oxford nel 1978, mentre West1978b un coevo contributo (‘Stesichorus at Lille’) pubblicato nello stesso anno nella rivista ZPE.

 

M.L. West 1978, p. 10

S. West 1967, p. 15

Qualora sia necessario il rimando ad autori omonimi, per distinguerli si inserisce nella sigla anche la lettera iniziale del nome proprio. Qui Martin L. West è distinto da Stephanie West.

 

Anche nel caso di opere moderne è invalso l’uso di indicare con sigle abbreviative del titolo o del cognome degli autori opere di frequente consultazione, essenzialmente dizionari ed enciclopedie. Le singole voci, precedute dall’indicazione s.v., sono riportate tra apici nel caso in cui non siano in caratteri greci. Di seguito l’elenco delle opere più importanti con esemplificazioni.

 

LSJ = A Greek-English Lexicon, compiled by H. Liddell – R. Scott – H. Jones, Oxford 19409 (Supplement 1996)

LSJ s.v. pikrov", III.1

Rinvia alla voce pikrov" del dizionario, precisando che ci si riferisce al significato indicato al punto III (senso metaforico) 1 (di cose), ossia «bitter, esp. of what yields pain instead of expected pleasure».

 

DELG = P. Chantraine, Dictionnaire étymologique de la langue grecque, Paris 1968.

DELG s.v. pikrov" oppure Chantraine, DELG, s.v. pikrov"

 

GEW = H. Frisk, Griechisches Etymologisches Wörterbuch, I-II, Heidelberg 1960-1973.

GEW s.v. pikrov" oppure Frisk, GEW, s.v. pikrov"

 

LfgrE = Lexicon des frühgriechischen Epos, hrsg. von B. Snell – H. Erbse, Göttingen 1955-.

LfgrE s.v. pikrov"

(attualmente la pubblicazione è giunta, col ventesimo fascicolo del 2004, fino a pw'u)

 

RE = Paulys Realencyclopädie der classichen Altertumswissenschaft, hrsg. von G. Wissowa – W. Kroll – K. Mittelhaus – K. Ziegler, Stuttgart-München 1893ss.

RE IX 2 (1916) s.v. ‘Ion’, n. 11, coll. 1861-1868 (E. Diehl)

E. Diehl, RE IX 2 (1916) s.v. ‘Ion’, n. 11, col. 1862 

Riferendosi a opere dove la compilazione delle singole voci è affidata a studiosi diversi, il loro nome va sempre indicato. Nel caso in cui si voglia rimandare in generale alla trattazione dell’argomento in questione nell’encicolpedia, il nome dello studioso può essere posto alla fine, tra parentesi; se al contrario preme sottolineare il suo specifico contributo, per esempio in rapporto a opinioni divergenti di altri, è meglio indicarlo all’inizio. È bene anche indicare il volume dell’opera (IX) e il tomo (2) in cui si trova il contributo. 

 

LIMC = Lexicon iconographicum mythologiae classicae, Zürich-München 1981-1999.

LIMC V 1 (1990) s.v. ‘Iphigeneia’, pp. 706-719 (L. Kahil)

L. Kahil, LIMC V 1 (1990) s.v. ‘Iphigeneia’, p. 708

 

 

2. LA BIBLIOGRAFIA

 

Posta al termine della tesi, la bibliografia deve riportare in forma estesa tutti i riferimenti bibliografici citati nel testo nella forma abbreviata.

 

 

2.1 Edizioni di testi antichi.

 

La bibliografia può presentare un’articolazione in più sezioni, che dividano edizioni di testi antichi e opere di studiosi moderni. Una tale ripartizione è utile nel caso di una tesi che si concentra su un unico autore, di cui si riportano in ordine cronologico le varie edizioni prese in considerazione durante il lavoro di tesi. Per esempio per i frammenti del Ciclo epico (elenco esemplificativo, non esaustivo):

 

 

Kink.

Epicorum Graecorum fragmenta, ed. G. Kinkel, Lipsiae 1877.

Allen

Homeri Opera V, ed. T.W. Allen, Oxonii 1912.

Ev.-W.

Hesiod, the Homeric Hymns and Homerica, ed. H.G. Evelyn-White, Cambridge (Mass.)-London 1914.

Bethe

 

B.

 

D.

W.

Homer. Dichtung und Sage II. Odyssee, Kyklos, Zeitbestimmung, hrsg. von E. Bethe, Leipzig-Berlin 1922, 19292.

Poetae epici Graeci. Testimonia et fragmenta, ed. A. Bernabé, Lipsiae 1987, 19962.

Epicorum Graecorum fragmenta, ed. M. Davies, Göttingen 1988.

Greek Epic Fragments, ed. M. L. West, Cambridge (Mass.)-London 2003.

 

Sulle due colonne sono indicate rispettivamente le abbreviazioni e la loro esplicitazione.

Le edizioni moderne di testi antichi si riportano per esteso nel seguente modo: titolo dell’edizione, indicazione dell’editore preceduto dalla sigla appropriata (ed. per edizioni in latino, italiano e inglese; hrsg. von per il tedesco), sede della pubblicazione (nella lingua in cui l’edizione è redatta), anno di pubblicazione. 

Si può dare il caso di edizioni successive ad opera dello stesso editore moderno; si pone allora un esponente a indicare la successione cronologica delle stesse (accanto alla sigla e accanto all’anno di pubblicazione). Un esempio è quello delle edizioni successive dei frammenti esiodei ad opera di R. Merkelbach e M.L. West:

 

 

M.-W.1

Fragmenta Hesiodea, edd. R. Merkelbach – M. L. West, Oxonii 1967 (ed. maior).

M.-W.2

Hesiodi Theogonia, Opera et Dies, Scutum, ed. F. Solmsen, Fragmenta selecta, edd. R. Merkelbach – M. L. West, Oxonii 1970.

M.-W.3

Hesiodi Theogonia, Opera et Dies, Scutum, ed. F. Solmsen, Fragmenta selecta, edd. R. Merkelbach – M. L. West, Oxonii 19832.

M.-W.4

Hesiodi Theogonia, Opera et Dies, Scutum, ed. F. Solmsen, Fragmenta selecta, edd. R. Merkelbach – M. L. West, Oxonii 19903.

 

La sezione riguardante gli studi moderni conterrà analogamente la corrispondenza tra le abbreviazioni impiegate secondo l’uso anglosassone sopra esposto e l’indicazione per esteso delle opere cui si riferiscono; gli autori si devono elencare in ordine alfabetico.

 

 

2.2 Monografie.

 

Irigoin 1952

J. Irigoin, Histoire du texte de Pindare, Paris 1952.   

Wilamowitz 1922

U. von Wilamowitz-Moellendorff, Pindaros, Berlin 1922.

 

Le monografie si citano riportando: iniziale del nome dell’autore e suo cognome in tondo, titolo dell’opera in corsivo, indicazione dell’eventuale presenza di più volumi (in numero romano e in tondo), città di edizione (nella lingua in cui il testo è redatto), anno di pubblicazione (quello della prima edizione, sempre). Non si cita mai la casa editrice.

 

 

West 1985

M. L. West, The Hesiodic Catalogue of Women, Oxford 1985.

 

È bene nella trascrizione del titolo tener presente gli usi propri di lingue diverse dall’italiano, per esempio quello inglese di riportare con lettera maiuscola tutti i sostantivi, gli aggettivi e i verbi.

 

 

Brelich 1958

A. Brelich, Gli eroi greci. Un problema storico-religioso, Roma 1958.

 

Non si deve trascurare la presenza di eventuali sottotitoli, che vanno riportati dopo il titolo separati da un punto.

 

 

Pfeiffer 1973

R. Pfeiffer, Storia della filologia classica. Dalle origini all’età ellenistica, Napoli 1973 (= History of Classical Scholarship from the Beginnings to the End of the Hellenistic Age, Oxford 1968)

 

Nel caso in cui si impieghi la traduzione di un’opera scritta in altra lingua, si deve porre tra parentesi l’equivalenza con la pubblicazione originale.

 

 

2.3 Articoli in riviste.

 

West 1978

M.L. West, ‘Stesichorus at Lille’, ZPE 29 (1978), pp. 1-4.

 

Il titolo di articoli va riportato in tondo tra apici; di seguito si indica il nome della rivista in corsivo (solitamente abbreviata secondo le sigle impiegate nell’Année Philologique, che trovate elencate all’inizio di ogni volume), con annata e anno di pubblicazione espresso in numeri arabi, seguiti dalle pagine occupate dal contributo. Se il titolo della rivista consta di una sola parola e non possiede una sigla o un’abbreviazione ( Est. Clas. = Estudios Clàsicos), si cita il titolo per intero in corsivo: p. es. Hermes, Helmantica, Mnemosyne, Philologus etc.

Nell’esempio, la sigla ZPE sta per la rivista Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik.

 

 

2.4 Contributi in volumi miscellanei.

 

Beschi 1986

L. Beschi, ‘La scoperta dell’arte greca’, in Memoria dell’antico nell’arte italiana III. Dalla tradizione all’archeologia, a c. di S. Settis, Torino 1986, pp. 293-372.

 

Come gli articoli, così anche i titoli di contributi in volumi che raccolgono i lavori di vari studiosi vanno riportati tra apici; segue il titolo del volume miscellaneo in corsivo (preceduto dalla preposizione ‘in’) con indicazione di curatore, città e anno di pubblicazione; infine le pagine occupate dal contributo. 

 

2.5 Atti di convegni.

 

Giangiulio 1993

M. Giangiulio, ‘Le città di Magna Grecia e Olimpia in età arcaica. Aspetti della documentazione e della problematica storica’, in I grandi santuari della Grecia e l’Occidente, Atti del II Incontro trentino di Storia antica (Trento, 12 marzo 1991), a c. di A. Mastrocinque, Trento 1993, pp. 93-118.

 

Nel caso di atti di convegni, dopo il titolo della pubblicazione degli atti (espresso in corsivo) vanno indicati tipo di convegno, data dell’incontro, curatore, luogo e data di pubblicazione degli atti e le pagine occupate dal contributo.

 

 

3. ABBREVIAZIONI PIÙ COMUNI

 

a c. di (a cura di)

ad loc. (ad locum)

art./artt. (articolo/i)

cap./capp. (capitolo/i)

cit./citt. (citato/i)

cod./codd. (codice/i)

col./coll. (colonna/e)

cf. (confronta)

ed./edd. (editore/i)

etc. (eccetera)

f./ff. (foglio/i)

fasc. (fascicolo/i)

fr./frr. (frammento/i)

hrsg. (herausgegeben, edito)

ibid. (ibidem, nello stesso luogo)

id. (idem, lo stesso)

in partic. (in particolare)

l./ll. (linea/e)

loc. cit. (loco citato, nel luogo citato)

ms./mss. (manoscritto/i)

n./nn. (nota/e; numero/i)

n.s. (nuova serie)

op. cit. (opere citato, nello scritto citato)

par./parr. (paragrafo/i)

p. es. (per esempio)

scil. (scilicet, s’intende)

s.d. (senza data)

sec./secc. (secolo/i)

spec. (specialmente)

s.v. (sub voce, alla voce)

tav./tavv. (tavola/e)

trad. (traduzione)

v./vv. (verso/i)

vd. (vedi)

vol./voll. (volume/i)

 

 

4. IMPAGINAZIONE.

 

Si consiglia di seguire le seguenti impostazioni di base:

·          margine superiore di 3,5 cm e inferiore di 3 cm;

·          margine destro e sinistro di 3,5 cm;

·          interlinea 1,5 nel testo, singola nelle note;

·          dimensione del carattere: 12 nel testo, 10 nelle note a pie’ di pagina;

·          tipo di carattere:

·          per le lingue moderne ‘Palatino’ oppure ‘Times New Roman’, ‘Times’ o ‘Garamond’;

·          per il greco ‘Graeca’ o ‘Graeca II’;

·          rientro paragrafo prima riga 1.