Raimbaut d'Aurenga

389.3

 

Inizio così una melodia nuova

 

 

 

 

Inizio così una melodia nuova

in cui chiudo e allaccio

una canzone facile, perchè versi più difficili

rendono sordi gli sciocchi:

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ora si vedrà, poichè tanto mi è chiesto,

tutto il mio ingegno;

sarei incline ai modi consueti,

ma devo cambiare perchè ciascuno lo vuole.

 

Tutto mi è nuovo ciò che vedo, a tal punto mi muove

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perfetto amore;

mi è difficile fare, mentre dire mi è facile,

quello che voglio.

Tanto ho fatto che ho visto bene

come sale il favore;

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se fosse per il mio desiderio, sarei salito in alto:

il mio favore è ancora là dove è solito stare.

 

Così eccellente è il mio cuore quando brucio

che la gente ostile

temo di lontano, ma da vicino faccio ogni sforzo

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per essere amato

da quella gioia di cui falsi e villani

non hanno piacere;

vado troppo oltre perchè chiedo che ami: è già molto

da parte sua, se mi consente di amarla in segreto.

 

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Amore, possa io bruciare quanto più intensamente voglia,

se mi è accanto

ciò verso cui mi sforzo, perchè da un colpo di lontano

sono da vicino ferito;

ogni cosa è per me villana quando di un'altra gioia

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solo mi fate cenno:

se non vengo a voi, Amore, sono nato in disgrazia!

possa io amare in meno nobile dominio.

 

Non m'importa affatto quando piove,

a tal punto sono bagnato,

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di freddo e neve, così breve è il pensiero

della gioia che mi piace;

ma per Cristo, poichè mi intristisce,

stare afflitto in pensieri,

ho un cuore folle se amo da solo senza piacere:

40

così muto in dolore il mio buon pensiero.

 

Ora per me piove, e m'importa poco

scambiando i dadi:

e in breve vedo cadere la neve,

anzi è estate;

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è così triste il mio cuore per Cristo,

che sono tutto diverso:

ora provo dolore, ora d'un tratto gioia,

eccomi ora saggio ora folle.

 

Quando ci vedemmo, sempre sulla cima

50

è il mio cuore,

perchè d'altro non ha avuto cura né si unisce

altrove,

e per questo cuocio che altro mi affligga:

l'amo troppo! non è vero!

55

là la tengo io quanto mi piace al mio cuore,

e mai da quando la vidi ho avuto altro pensiero.

 

Da un'alta cima sono stato, quando ci vedemmo,

gettato giù;

se non si unisce ciò di cui ho cura,

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male sono legato!

che lei mi faccia soffrire, Amore, cuocio molto:

pensate a lei;

non avete mai rivolto là il vostro pensiero, ma mi date

la morte, perchè vedete che non mi ha tenuto con sé.

 

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Mi tengo troppo se non sono andato là

per sapere d'amore se mai se n'è data pensiero.

 

Non ho mai rivolto là il mio pensiero, sappiatelo,

se non una volta che lei mi vide e mi tenne con sé.

 

 

 

 

Edizione critica Luigi Milone, 26.11.2003


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