Struttura del testo 

L'epitaffio ha inizio con la consueta dedica Dis Manibus e con i dati onomastici della defunta in prosa (che chiameremo sezione A), e si conclude con un perfetto distico elegiaco contenente una lex sepulcri di ammonimento contro i profanatori della tomba (sezione C); nella parte centrale si colloca il testo dell'epitaffio metrico (sezione B), 50 versi in due colonne di 25 versi ciascuna, di esametri dattilici uniti a pentametri, eptametri e a versi di incerta fattura.
Il carme è tripartito, con una struttura a trittico (la lex sepulcri è da considerarsi a sé stante):

1.  vv. 1-7  Proemio
2.  vv. 8-34  Elogio della defunta
3.  vv. 35-50  Situazione del dedicante

La prima parte, che per comodità abbiamo chiamato Proemio, si divide in due sezioni: presentazione ed elogio della defunta, in cui compare per la prima volta il motivo dell'unicità, dell’incomparabilità di Allia, che sarà il tema dominante di tutto l'epitaffio (1-3), e situazione del dedicante, il quale riceve le manifestazioni di cordoglio della gente (4-7). È la stessa sequenza che si ripropone, in grande, tra le parti 2 e 3 dell’epitaffio (Elogio della defuntaSituazione del dedicante).

1

Hic Perusina sita est, qua non pretiosior ulla. 
Femina de multis uix una aut altera uisa
sedula. Seriola parua tam magna teneris. 

  
presentazione ed elogio della defunta 

 

  

  

  

  

«Crudelis fati rector duraque Persiphone, 
quid bona diripitis exuperantque mala? »
Quaeritur a cunctis, iam respondere fatigor; 
dant lacrimas, animi signa benigna sui. 

  

  

  situazione del dedicante 

 
Anche l'Elogio vero e proprio (8-34) è tripartito: al centro le doti fisiche, tra due sezioni dedicate alle qualità domestiche e morali. Le «ali» morali sono solo formalmente speculari, giacché la prima (8-16), più generica e convenzionale, accumula su Allia le tradizionali virtù della matrona romana; l’altra (24-34), più soggettiva e personale, riguarda le doti morali di Allia nella vita privata, con l'accenno al suo particolare ménage familiare. Tra le due parti, la descrizione della sua bellezza e delle sue qualità fisiche occupa sette versi pervasi da una forte carica erotica, non abituali in sede funeraria (17-23). La struttura sembra studiata con attenzione e, in particolare, il dettaglio delle mani rese callose dal lavoro domestico (24) rappresenta un’ingegnosa soluzione per tornare con apparente naturalezza dalle virtù fisiche a quelle morali della defunta. Verso la fine dell'elogio le similitudini di tipo mitologico (Oreste e Pilade, Elena e la guerra di Troia) sono espedienti per innalzare il tono, che si inpennerà ulteriormente nella terza parte, là dove l'attenzione si sposta sulla Situazione del dedicante.



10 




15 

  

Fortis, sancta, tenax, insons, fidissima custos, 
munda domi, sat munda foras, notissima uolgo, 
sola erat ut posset factis occurrere cunctis.
Exiguo sermone inreprehensa manebat. 
Prima toro delapsa fuit, eadem ultima lecto 
se tulit ad quietem positis ex ordine rebus, 
lana cui e manibus nuncquam sine caussa recessit, 
obsequioque prior nulla moresque salubres. 
Haec sibi non placuit, numquam sibi libera uisa. 

  



 qualità domestiche e morali 



  

  

 

 


20 

candida, luminibus pulchris, aurata capillis, 
et nitor in facie permansit eburneus illae,
qualem mortalem nullam habuisse ferunt.
Pectore et in niueo breuis illi forma papillae. 
Quid crura? Atalantes status illi comicus ipse. 
Anxia non mansit, sed corpore pulchra benigno,
leuia membra tulit, pilus illi quaesitus ubique. 

  

    


  d
oti fisiche 


  

  

  

  

  25



 
30 

 

Quod manibus duris fuerit, culpabere forsan: 
nil illi placuit nisi quod per se sibi fecerat ipsa. 
Nosse fuit nullum studium, sibi se satis esse putabat;
mansit et infamis, quia nil admiserat umquam.
Haec duo dum uixit iuuenes ita rexit amantes,
exemplo ut fierent similes Pyladisque et Orestae:
una domus capiebat eos unusque et spiritus illis.
post hanc nunc idem diuersi sibi quisque senescunt,
femina quod struxit talis, nunc puncta lacessunt.
Aspicite ad Troiam, quid femina fecerit olim!
sit precor hoc iustum exemplis in paruo grandibus uti.


  

   




 qualità domestiche e morali




Col nuovo attacco Hos tibi dat uersus (35) si avverte un ripiegamento del carme verso la sua conclusione, un segno di trapasso alla parte finale, ma è un finale espanso dallo schema complesso, che consta dell’intreccio di tre diversi concetti (un elemento di uariatio rispetto alla struttura generale, che procede invece per blocchi unitari). L’incastro è studiato, ma a volte sfugge di mano al poeta, che cade in ripetizioni, e tutt’altro che impeccabile è la dislocazione dei vari temi (omaggio dei versi funebri; culto della defunta; sentimenti del dedicante):

35    Hos tibi dat uersus lacrimans sine fine patronus
        muneris amissae, cui nuncquam es pectore adempta,
        quae putat amissis munera grata dari,
   
     nulla cui post te femina uisa proba est,
          
qui sine te uiuit, cernit sua funera uiuos.
40   
Auro tuum nomen fert ille refertque lacerto,
       
qua retinere potest, auro conlata Potestas.
        Quantumcumque tamen praeconia nostra ualebunt,
        uersiculis uiues quandiucumque meis.
        Effigiem pro te teneo solacia nostri,
45    quam colimus sancte sertaque multa datur,
       
cumque at te ueniam, mecum comitata sequetur.
        Sed tamen infelix cui tam sollemnia mandem?
        Si tamen extiterit, cui tantum credere possim,
        hoc unum felix amissa te mihi forsan ero
.
50      Ei mihi! uicisti: sors mea facta tua est.

In tutto il carme si sente un costante intrecciarsi dei destini dei protagonisti ed il focus si sposta ripetutamente da Allia al dedicante, ma prima di introdursi in prima persona, il poeta lancia dei segnali: la seconda persona teneris (v. 3), all'interno di un gruppo di versi (1-34) in cui l'autore si riferisce ad Allia costantemente in terza persona, e il sit precor, avvisano che il tono poetico si sta innalzando e che l'attenzione si sta spostando sull'autore; il Du-Stil emerge quando il poeta parla di sé (vv. 42-50), il sit precor è un espediente retorico e una chiara denuncia di poeticità, quasi una cerniera che collega l'elogio dell'estinta alla parte più poetica e personale: il dolore inconsolabile del patrono, che verso la conclusione si fa protagonista. Anche i pentametri implicano uno spostamento verso il tono elegiaco, e la loro frequenza aumenta dove emerge l'«io» del dedicante, sicché non a caso 6 dei 9 presenti nell’epitaffio si concentrano nella terza parte. Infine si riscontrano alcuni temi unificanti che, attraversando tutta la struttura, conferiscono al discorso una certa omogeneità: uno è quello dell'unicità ovvero dell’incomparabilità di Allia, (v. 1ss. qua non pretiosior ulla. / Femina de multis uix una aut altera uisa / sedula; 10 sola erat ut posset factis occurrere cunctis; 15 opsequioque prior nulla moresque salubres; 19 qualem mortalem nullam habuisse ferunt; 38 nulla cui post te femina uisa proba est); un altro è l’elemento sociale, dato da una serie di riferimenti ad un contesto, che può essere il lettore generico, ma anche la comunità circostante (v. 6s. quaeritur a cunctis…/ dant lachrimas, animi signa benigna sui; 9 notissima uolgo; 24 culpabere forsan; 32 nunc puncta lacessunt; 33 aspicite; 52 credite); un altro ancora, senza dubbio legato al precedente, è l'insistenza sulla buona reputazione di Allia (v. 9 notissima uolgo; 11 exiguo sermone inreprehensa manebat; 26s. nosse fuit nullum studium, sibi se satis esse putabat, / mansit et infamis, quia nil admiserat umquam; 32 nunc puncta lacessunt).